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Libero Grassi nasce
a Catania il 19 luglio 1924, e questo nome segna il suo destino di
uomo che muore per affermare la propria libertà. Lo aveva detto Libero Grassi e lo aveva anche scritto in una lettera pubblicata sul giornale di Sicilia il 10 gennaio 1991, avvertendo i suoi estortori che non avrebbe pagato, che non avrebbe dato contributi, perché pagando si era destinati a chiudere e lui non voleva chiudere la fabbrica che aveva costruito con le proprie mani.In questa decisione "quella di denunciare e di combattere" aveva trovato un’unanimità nella sua famiglia e nel figlio Davide, in particolare, che insieme con lui dirigeva l’Azienda. La sua non era l’unica azienda ad avere le attenzioni della mafia; a Palermo ogni imprenditore deve mettere in conto le estorsioni se vuole andare avanti, ma lui si era ribellato, aveva detto: "No! Non pago e non starò zitto come fanno tanti altri: io voglio parlare, chi parla è sicuramente più sicuro di chi subisce e sta zitto". Così diceva Libero Grassi: "…io per mia cultura…non faccio accordi con i criminali per salvaguardare la mia attività". Nel corso della sua battaglia, Libero riceve molte lettere di solidarietà ma le gratificazioni tante volte sono accompagnate anche da attacchi, come quello del presidente dell’associazione Industriali di Palermo, Salvatore Cozzo, che in un’intervista telefonica afferma che Libero Grassi, con la sua denuncia, ha scatenato una "tammuriata" facendo apparire la Sicilia come terra di sola criminalità ("Le buone famiglie tendono a tacere"); forse non capisce che le accuse di Libero nascono dalla voglia di difendere i propri interessi, che poi sono quelli di tutti gli imprenditori Siciliani che vogliono lavorare in libertà. Il consiglio di tacere non è altro che il comportamento tipico di chi vuole lavarsi le mani. Libero Grassi non credeva di dover morire, non pensava che lo avrebbero ucciso, ma di certo si aspettava che gli uomini del racket in qualche modo reagissero; per Libero, tuttavia, il vero problema non era quello, ma l’isolamento subito da parte dei suoi colleghi, quasi tutti soggetti al pagamento del pizzo in cambio di "attenzioni" particolari. L'11 aprile 1991 Sandro Ruotolo lo invita alla trasmissione SAMARCANDA, su RAI 3, per parlare della sua lotta, condotta nell’indifferenza degli industriali siciliani. La trasmissione è fondamentale, perché rende il caso di dominio nazionale e Libero diventa così un simbolo della lotta alla mafia; nella trasmissione egli dichiara a Santoro: "Non sono un pazzo, sono un imprenditore e non mi piace pagare. Non condivido le mie scelte con i mafiosi, faccio l’imprenditore da tanti anni e voglio rimanere libero". Queste parole dette di fronte a milioni di Italiani, in faccia a tutti i mafiosi acquistano un valore particolare, hanno un senso di sfida. Le organizzazioni malavitose incassano un duro colpo; non si può lasciare impunito chi aizza la ribellione. Per tali ragioni la trasmissione segna una svolta decisiva nella vita di Libero Grassi. Il suo esempio di ribellione, entrato nelle case degli Italiani, suscita una reazione da parte dei mafiosi che considerano questa esposizione pubblica una sconfitta per non esser riusciti a piegare al loro volere un piccolo imprenditore. Da qui anche la condanna a morte per colui che li ha derisi. Libero Grassi viene ucciso la mattina del 29 agosto 1991 alle 7.30. La stampa farà di lui un martire della lotta al "regime mafioso". Di questo evento e atroce assassinio si interessano stampa e televisione, nazionale ed estera. Alcune settimane dopo il governo, che fino a quel momento aveva sottovalutato il fenomeno delle estorsioni, vara un decreto legge, detto decreto Grassi. Il Parlamento Europeo manifesta profonda indignazione per l’assassinio dell’imprenditore palermitano ed esprime il proprio cordoglio ai familiari. Ma il momento più vero, profondo e pubblico si ha durante la trasmissione televisiva del 26 settembre 1991; una serata voluta da Michele Santoro e Maurizio Costanzo a reti unificate RAI e FININVEST, una trasmissione totalmente dedicata a Libero Grassi. La trasmissione da forza, specie in Sicilia, a tutta la società civile che combatte la mafia. I Siciliani onesti credono che l’ora del riscatto sia giunta, che la mafia non debba più controllare le imprese e che la Sicilia debba sollevarsi e credere nella rinascita e nello sviluppo. Questa speranza, questa reazione dei siciliani si riconosce nel segno di vittoria fatto con le dita da Davide Grassi mentre porta sulle spalle la bara di suo padre. Hanno ucciso l’uomo, non i suoi ideali che continueranno a vivere nel ricordo di tutta la società sana. Nella Trasmissione, Santoro e Costanzo chiedono a tutti gli Italiani di accendere una luce in più nelle proprie case.
L’Italia tutta si illumina con un grande significato: quella è la
luce della legalità, della speranza, del riscatto. |