MAURO DE MAURO

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CHI E’ MAURO DE MAURO?

49 anni, originario di Foggia, trasferitosi a Palermo nel, dopoguerra, De Mauro comincia a collaborare prima al "Tempo di Sicilia" e poi al "Mattino di Sicilia". Per lui, che è stato nella Decima Mas di Junio Valerio Borghese e che dopo l'armistizio ha aderito alla Repubblica di Salò, lavorando anche all'ufficio stampa e propaganda del piccolo Stato di Mussolini, non è facile ricostruirsi una vita a Palermo. Di certo De Mauro ha rotto con il suo passato , anche se gli rimane qualche nostalgia che gli fa chiamare le figlie Junia e Valeria, come il suo vecchio comandante Borghese. Cronista di ottimo livello, dopo aver fatto la gavetta per anni senza un contratto, sul finire degli anni Cinquanta De Mauro viene assunto dal quotidiano di sinistra "L'Ora", dove si specializza nelle inchieste più scottanti sui fatti di mafia. Ma prima di scomparire il giornalista sta attraversando un momento professionalmente difficile. Da un paio d'anni non si occupa più di mafia. Ha cercato di trasferirsi a Roma, a "Paese Sera", ma senza riuscirci. Da poco ha anche perduto la collaborazione con "Il Giorno". Inoltre "L'Ora" aveva deciso di mandarlo prima a Messina, per organizzare la redazione locale dei giornale, e poi lo aveva trasferito come capo-servizio alle pagine sportive, argomento che De Mauro detestava apertamente. Forse è anche per questo che nei giorni precedenti la sua fine il giornalista a più di una persona dice di aver per le mani "qualcosa di grosso" che lo rilancerà.

UNO STRANO PERSONAGGIO

Nelle ore immediatamente successive alla sua scomparsa c'è uno strano personaggio che si interessa della sorte dei giornalista e che finirà anche in manette, prima di essere scagionato. E’ il cavalier Nino Buttafuoco, un commercialista molto conosciuto a Palermo. Buttafuoco fa visita alla moglie e alle figlie del giornalista, che sono in compagnia di Tullio De Mauro, noto filologo, fratello di Mauro. Il comportamento del cavaliere è circospetto, fa credere di avere notizie sulla scomparsa dei loro congiunto, ma in realtà è come se si volesse accertare che il giornalista non abbia lasciato documenti delicati, compromettenti. Qualche giorno dopo lo stesso Buttafuoco dirà ai familiari di De Mauro: "Mauro ritorna al 98 per cento. C’è solo un due per cento di incertezza: ENI". Chi ha fatto sparire Mauro De Mauro ? La mafia per le inchieste che ormai da due anni il giornalista non seguiva più? Oppure agenti di poteri occulti internazionali, magari grazie alla manodopera della mafia, l'interessamento dimostrato dal giornalista sulla morte di Enrico Mattei? Forse non lo sapremo mai. Ma c'è un particolare su cui nessuno ha mai indagato e che costituisce una delle tante coincidenze di cui è infarcita la storia dei misteri d'Italia: i responsabili del servizio d'ordine nei giorni della visita di Mattei in Sicilia erano il questore di Enna Ferdinando Li Donni e il vicequestore Antonio Savoia, commissario capo di Gela. Stranamente li ritroviamo entrambi a Palermo, entrambi ad occuparsi della scomparsa del giornalista dell'"Ora".

Profilo e biografia del giornalista

Mauro De Mauro, giornalista de "L'Ora" di Palermo, e fratello del noto linguista Tullio De Mauro, scomparve il 16 settembre del 1970. Da allora di lui non si è più saputo niente. Alcuni studiosi hanno tentato di avvalorare la tesi secondo cui la scomparsa di De Mauro sia da addebitare alla scoperta di qualcosa riguardo la morte di Enrico Mattei, anch'essa probabilmente da attribuire all'intervento della mafia. A questa ipotesi manca tuttavia il suffragio della benché minima prova documentale. Un breve profilo del giornalista, che durante la Repubblica sociale militò nella Xa Flottiglia Mas del principe Junio Valerio Borghese ed ebbe ruoli di collegamento e di intelligence, è contenuta nel libro, ormai introvabile, di Riccardo De Sanctis, intitolato Delitto al potere (Samonà & Savelli, Roma, 1972). Alcune informazioni inedite sulla sua militanza nella RSI sono contenute in Massimiliano Griner, La "banda Koch". Il Reparto Speciale di Polizia, Bollati Boringhieri, Torino 2000.

Cronologia della scomparsa

 

Mauro De Mauro era nato a Foggia nel 1921 ed aveva il babbo ch'era chimico industriale e la mamma insegnante di matematica. Un fratello aviatore era morto in guerra e l'altro, Tullio, è il ben noto professore universitario, già ministro della pubblica istruzione, e all'inizio degli anni settanta mio correlatore all'università per una tesi sulla morte del fratello. Mauro era un bravissimo giornalista dell'Ora di Palermo e da tempo combatteva una battaglia civile contro le ingiustizie e contro le organizzazioni criminali. 16 SETTEMBRE 1970, ORE 21.10 Curvo allo sportello della sua Bmw, 49 anni, alto, bruno, l'uomo sta prendendo dal sedile anteriore le sigarette. Una sua figlia rincasa col fidanzato, lo vede, va avanti e apre l'ascensore. Attende, non lo vede, ripercorre i pochi passi dell'atrio, vede la Bmw che riparte saltando, per le buche o per l'imperizia del guidatore, vede suo padre con due o tre uomini a bordo. Sono le 21.10, è scomparso Mauro De Mauro. La moglie Elda, le figlie Franca e Iunia sono incerte. Lo aspettiamo? Mangiamo? Tra poco viene. Strano che non abbia nemmeno citofonato per dire "senti, c'è questo, torno tra poco" oppure "non aspettatemi, farò tardi". Una chiamata al giornale? Un affare urgente? Quale affare? Qualcuno da vedere subito. In famiglia sono giornate campali, dopodomani si sposa Franca, la casa è piena di fiori e di regali. No, Franca non si sposa perché suo padre non è tornato e non tornerà più. 22 OTTOBRE Una telefonata anonima beffa gli investigatori: il corpo del giornalista si trova nel bosco della Ficuzza. Non è vero, ma a Roma una anziana signora legge la notizia sui giornali. Li strappa meticolosamente tutti, poi si mette a letto, chiude gli occhi e da quel momento rifiuta di bere e di mangiare e di dormire. Era la mamma di Mauro che non voleva più vivere e in tre mesi si ridusse ad un mucchietto di ossa, poi un mese di coma e solo nel febbraio del 1971 riuscirà a morire. Ritornerò sull'argomento e sulle ipotesi che indussero la mafia ad uccidere De Mauro.

UN INTERO BLOC NOTES DI APPUNTI

Il giornalista, in quell'occasione, aveva riempito un intero bloc-notes di appunti, in pratica la trascrizione sintetica di un nastro che un cittadino di Gagliano aveva registrato quella mattinata. Un nastro che De Mauro si era fatto consegnare e che conteneva il discorso dei presidente dell'ENI e quelli degli oratori che lo avevano preceduto. Nel suo blocco per appunti il giornalista aveva aggiunto un particolare, lì per lì del tutto insignificante: "Primo tempo arrivo ore 15, poi ultimo momento anticipato ore 10 perché notizia Tremelloni".Tremelloni è il ministro dei Tesoro in carica che Mattei avrebbe dovuto incontrare il 28 ottobre, il giorno seguente alla sua morte. La manifestazione di Gagliano è stata invece anticipata dalle 15 alle 10, perché durante la notte, mentre dormiva in una stanza dei Motel AGIP di Gela, Mattei era stato raggiunto da una misteriosa telefonata che lo invitava a far rientro a Milano con urgenza, entro le 20. Dovendo decollare da Catania verso le 17, per essere a Milano in tempo, il presidente non aveva avuto altra possibilità che anticipare di qualche ora l'incontro con la gente di Gagliano. E’ molto probabile che, proprio riascoltando quel nastro otto anni dopo, Mauro De Mauro dia più importanza a questo particolare. Che è un particolare decisivo. Mattei aveva infatti l'abitudine, per motivi di sicurezza, di non comunicare mai a nessuno gli orari dei suoi spostamenti, se non al suo pilota. Quella strana telefonata notturna, che non si è mai saputo da chi fosse partita, aveva per forze di cose svelato l’ora della partenza di Mattei dall'aeroporto di Catania. Nessuno avrebbe potuto organizzare un sabotaggio senza sapere con certezza quando l'aereo dell'ENI sarebbe decollato. Nell'indagare per conto di Rosi su gli ultimi giorni di Mattei, De Mauro riempie un altro blocco di appunti. Sono i resoconti, stringati ed essenziali, degli incontri che ha con alcuni personaggi all’epoca molto influenti in Sicilia, tra cui Graziano Verzotto, al momento della morte di Mattei segretario della DC siciliana e stretto collaboratore dell'ENI, che diverrà in seguito presidente dell’EMS, L’Ente minerario siciliano, e Vito Guarrasi, un avvocato, tra gli uomini più potenti dell'intera regione. De Mauro raccoglie anche le testimonianze di due deputati: il comunista Pompeo Colajanni e lo psiuppino Michele Russo. Rientrato a Palermo per preparare la documentazione per il film, il giornalista basa quindi il suo lavoro su tre tipi di materiale: il nastro registrato, gli appunti tratti dall'ascolto di quel nastro, che riguardano entrambi l'ultimo giorno di vita di Mattei, e un blocco di altre annotazioni in cui ha riportato i colloqui avuti con i personaggi sopra menzionati durante il mese di agosto del 1970.

 

UN CASO ANCORA APERTO

Il caso De Mauro, almeno formalmente, non è ancora chiuso. Dopo che il pubblico ministero di Palermo Giusto Sciacchitano aveva proposto l'archiviazione dell'inchiesta, il giudice istruttore dello stesso tribunale, Giacomo Conte, l'8 aprile 1991, ha chiesto alla Procura della Repubblica un supplemento di indagine allo scopo di appurare "il ruolo della mafia e i suoi collegamenti con i poteri occulti, l'estremismo di destra, i servizi segreti e la massoneria". Cosa c'entra la massoneria nella scomparsa di De Mauro? Secondo il giudice palermitano, "ci sono elementi di prova che portano a Giuseppe Di Cristina e Giuseppe Calderone quali autori del sequestro De Mauro nell'ipotesi che il sequestro sia stato fatto da qualcuno per bloccare l'inchiesta dei giornalista sulla fine di Mattei". Di Cristina e Calderone, entrambi boss mafiosi di spicco, entrambi morti ammazzati, avevano stretti rapporti con ambienti della massoneria siciliana. E massone era pure il cavaliere Nino Buttafuoco. Del "caso De Mauro" ha anche parlato il superpentito Tommaso Buscetta, che al giudice Giovanni Falcone ha detto: "Della morte dei giornalista Mauro De Mauro non so nulla. Non è faccenda di mafia. Quando ne parlavo con i miei interlocutori, questi sembravano stupiti. Ho sentito dire in giro che la sua scomparsa è legata alla morte di un noto politico italiano, credo che si chiamasse Enrico Mattei". Il giudice Conte ha anche stabilito un parallelo inquietante, proponendo di verificare l'ipotesi di coinvolgimento della struttura clandestina Gladio - creata dai servizi segreti italiani, in accordo con quelli americani, all'inizio degli anni Cinquanta - nell'omicidio De Mauro. E proprio sulla presenza di Gladio in Sicilia - è bene ricordarlo - voleva indagare proprio il giudice Giovanni Falcone. Ma, lo afferma lui stesso nei suoi appunti, gli fu impedito. Sul finire del 1995 spunta di nuovo il nome del boss Giuseppe Calderone. A farlo è un "pentito" della mafia catanese, Domenico Farina, che si autoaccusa dell’omicidio di De Mauro, ma si rifuta di fornire particolari sulla dinamica del delitto, cosa che lo rende poco credibile agli occhi dei magistrati. Accusato di aver partecipato all’eccidio delle Fosse Ardeatine, Mauro De Mauro nel 1948 viene assolto dalla Corte di Assise di Bologna. La motivazione della sentenza ("per insufficienza di prove") venne trasformata l’anno dopo dalla Cassazione in quella "per non aver commesso il fatto".2 L’episodio è ricordato in R. De Sanctis, Delitto al Potere, Savelli, Roma 1972, p. 102. tratto, con aggiornamenti, da "Misteri d’Italia", Laterza, 1993).

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