Dopo la sua morte in molti credevano, o meglio
affermavano pur sapendo di mentire, che fosse spinto
dall’ingenuità, dall’incoscienza.
In realtà Beppe Alfano era consapevole dei
rischi che correva, perché denunciare i rapporti tra mafia e
politica era e continua ad essere pericoloso,
compromettente. Continua ad essere pericoloso, già, perché
la politica e la mafia spesso (ma per fortuna non sempre) sono la
stessa cosa, perché nella politica spesso c’è la mafia, la mafia
parassita dei potenti ed i potenti parassiti dei mafiosi.
Ma Beppe Alfano ha avuto la forza, il coraggio, la
consapevolezza, la libertà intellettuale di evidenziare questo
connubio, ed è stato ucciso per tale ragione, ucciso dai mafiosi e
dai politici.
Ucciso perché scomodo, ucciso perché libero di esprimersi, ucciso
perché diceva la verità. Quella stessa verità che i politichetti
italiani spesso proclamano ipocritamente quale valore assoluto. Ma
la verità è tale e non può essere per sua stessa essenza
mascherata; tutt’al più può essere - come ahimè effettivamente
accade - osteggiata, contrastata, perché imbarazzerebbe,
metterebbe a disagio i succitati potenti di turno, siano essi
politici siano essi mafiosi.
Chi era Beppe Alfano? Giuseppe Aldo Felice Alfano era un
giornalista particolare. Sebbene fosse sempre sul luogo della
notizia armato di macchina fotografica, intuito e taccuino, non
era iscritto all’Ordine Professionale dei Giornalisti;
ufficialmente era un professore di scuola media. Tipico
corrispondente locale di un giornale di provincia, Alfano nacque
nel 1945 a Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, un Paese
tranquillo della "Sicilia babba" (babba vuol dire in siciliano
stupida, cioè in gergo mafioso: non mafiosa). Da giovane, pur non
amando lo studio, s’iscrive alla facoltà di economia e commercio
all’Università di Messina, dove incontra Mimma Barbaro, una
ragazza determinata, sempre con la risposta pronta. Dopo la morte
del padre, Beppe Alfano decide di abbandona gli studi universitari
e, dopo vari tentativi, trova un lavoro (farà l’insegnante
appunto) in Trentino: abbandonerà la sua Terra, la Sicilia, e si
trasferirà Cavedine, vicino Trento, assieme a Mimma, che tempo
prima ha sposato.
Ed è proprio in questo periodo che Beppe Alfano inizierà ad
appassionarsi alle prima radio libere e più in generale
all’informazione. Ma la nostalgia per la Sicilia è intensa e nel
1976 torna a casa. Continuerà l’attività di insegnante in una
scuola media di Barcellona Pozzo di Gotto e parallelamente
coltiverà la passione per la radio ed il giornalismo: farà parte
della redazione di "Radio Peloro" prima e successivamente di
"Radio Canale 30".
Inizia poi l’esperienza televisiva con Radio Tele Mediterranea e
cura anche l’informazione politica: attaccherà tutti, solleciterà
i politici siciliani ad occuparsi dei problemi della gente, a
stare a contatto con tutti, uomini e donne, anziani e giovani,
perché la politica, disse, è questo, la politica, per quanto possa
essere brutta, è importante (infatti in casa Alfano si è sempre
respirata la cultura della destra militante: